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martedì 2 dicembre 2014

CA' NOVA


I vigneti, impiantati tra il 1996 ed il 2000, sorgono sui terreni delle Colline Novaresi e del Ghemme, antiche morene del Monte Rosa tra le valli dei fiumi Sesia e Ticino.
I vigneti sono localizzati in tre aree. La prima  impiantata è stata la Vigna del Golf, che si estende per circa un ettaro intorno alla Cascina, tra le buche del campo da golf Bogogno. Poco distante, su una piccola collina esposta a sud, storicamente denominata Vigna San Quirico, si trova il pregiato cru di nebbiolo che ne prende il nome.
Infine, in un grande e soleggiato vigneto di sei ettari sulle colline della prestigiosa DOCG Ghemme, nascono le uve per vini di grande prestigio.
La forma d'allevamento – prescelta secondo il criterio della minor produttività e maggior qualitàd elle uve – è il “Guyot” con rese di uva per ettaro molto basse. In tutti i vigneti utilizziamo solo trattamenti ecocompatibili e rispettiamo i tempi di carenza di ciascun prodotto.

Grande cura e attenzione, questa è, in sintesi, la  filosofia della cantina.
Dopo l’accurata selezione delle uve raccolte manualmente in cassette da 20 chilogrammi, queste vengono portate nella zona lavorazione per la pigiadiraspatura o per la pressatura. Successivamente  il mosto va nelle vasche di fermentazione di ultima tecnologia, dove avvengono prima la criomacerazione e poi la fermentazione alcolica con l’aggiunta di lieviti selezionati, entrambe a temperatura controllata. Tali procedimenti consentono di aumentare l’estrazione delle sostanze contenute all’interno degli acini mediante l’omogeneizzazione del mosto.
Terminata la fermentazione, il vino viene travasato in vasche d’acciaio termocontrollate per l' illimpidimento e la stabilizzazione.
I vini rossi vengono poi inviati nella cantina di invecchiamento dove avviene anche la fermentazione malolattica. I vini giovani vengono imbottigliati generalmente nel mese di marzo successivo alla vendemmia, mentre quelli invecchiati nell'autunno di alcuni anni dopo.
L’affinamento in bottiglia per almeno sei mesi comp

la lenta  maturazione di questi vini ne esalta la pienezza del bouquet.

Cà Nova - Azienda Agricola Codecasa Giada - P. IVA IT01829750031 - mailbox@cascinacanova.it -


Azienda Agricola Codecasa Giada
Via San Isidoro, 1
28010 - Bogogno (NO)
Tel. +39 0322 863406
Fax: +39 0322 862584
Orari di ufficio:
08:30 - 12.30 / 13.30 - 17.30












LA VESPOLINA DI CA' NOVA




La vespolina, detta anche ughetta rende in italiano la vitis vinifera circumpadana. È un vitigno a bacca rossa, che matura compiutamente intorno la prima metà di ottobre.

Viene coltivata in provincia di Novara già dal secolo XVIII, e, da tempi remoti anche in provincia di Pavia sulle colline dell'Oltrepò Pavese nella zona di Canneto Pavese, dove rientra nell'uvaggio del vino Buttafuoco.
Possiede una conclamata regolarità nella seppur modesta produzione. Va inoltre apprezzato per la sua buona vigoria.
La pianta possiede una foglia piccola pentagonale ed il grappolo è abbastanza compatto ed allungato: l'acino è scuro, tendente al nero.
La prima descrizione della Vespolina risale al 1825, poi ad opera del Gallesio (che la chiamò V. circumpadana). Fra i sinonimi ricordiamo ughetta e uvetta di Canneto in Oltrepò, balsamina in Val d'Ossola, nespolina o nespolino (nespoulìn), inzaga o inzagre, massana, solenga, novarina, uva cinerina, vispavola, vespolino.

Il Vino possiede delle caratteristiche note fruttate  e speziate. Il sapore è asciutto, armonico. Al colore si palesa rubino nelle sue possibili gradazioni. Il profumo risulta vinoso e fruttato.
Adattabile ad un medio invecchiamento.
Grado alcoolico contenuto (12-12,5 gradi).
Consigliato con formaggi stagionati e piccanti. Interessante l’abbinamento con il pesce.
Temperatura di servizio: 18°C



vini LE MARIE


Grazie ad un antico documento stilato il 27 Agosto dell’anno 1203, siamo venuti a conoscenza del pregio e della fama che già allora godevano i vini prodotti sulle terre di Eyssart, ora Assarti accanto a Barge, un antichissimo borgo ai piedi del Monte Bracco, la montagna di Leonardo.
La felice posizione e il clemente microclima hanno sempre consentito la perfetta maturazione delle pregiate uve coltivate in questa area dal carattere ancora montano.
Le peculiarità del suo terreno sistoso, evidenziato dal tipico colore rosso, ricco di rari e preziosi sali minerali, derivati dalla disgregazione di rocce primordiali, sono ottimali a conferire alle uve di queste terre intensi preziosi profumi e gusti insoliti, che rendono inconfondibili i nobili vini qui prodotti.
Dal lontano Medio Evo, la rinomanza di questi vini ha fatto sì che fossero presenti per secoli sulle tavole più prestigiose della nobiltà che nel corso della storia si è susseguita in questa regione. L’azienda Vitivinicola “Le Marie” da alcuni anni riporta agli onori gli stessi vini di quelle terre che furono celebri nel tempo. Il titolare dell’azienda, Valerio Raviolo, la moglie Luigina, e i figli Simona e Daniele con dedizione, passione e amore e con la collaborazione dell’enologo Gianfranco Cordero, producono un numero limitato di bottiglie di origine controllata per la gioia di coloro che amano avvicinarsi a sapori altri, a vini di carattere, di schietta personalità. La famiglia Raviolo vi aspetta su appuntamento, promovendo incontri in cantina, dove affianca alla semplice degustazione dei vini anche la possibilità di gustare specialità locali.

CONTATTI

Le Marie
Azienda vitivinicola

via San Defendente
12032 Barge (CN)

info@LeMarieVini.eu

0175 345159
335.6441042
333.7436495

Sabato 8,30/12,00 - 14,30/18,30

Altri giorni inclusa la Domenica
su appuntamento.













RANDI VINI

L'azienda è situata nel cuore del territorio del Burson, tra Fusignano e Alfonsine, poco distante da Ravenna e consta di circa 30 ettari, nei quali trovano posto i classici vitigni autoctoni della Romagna come Trebbiano, uva Longanesi, Malbo gentile, Chardonnay uva Dora e uva Famoso. La tenuta è situata nel cuore del territorio del Burson, tra Fusignano e Alfonsine.
La cantina, nata nei primi anni del 1900, si applica alla produzione di vini artigianali e nel 2000 entra nel consorzio “Il Bagnacavallo”


Massimo Randi  crede molto nella sua idea di vino strutturato ed elegante, testimone della potenzialità di questo territorio.
In vigna, nessuna forzatura, ma solo una interpretazione attenta del territorio per avere uve sane e perfettamente mature.
In cantina le lavorazioni non sono invasive e l’affinamento è graduale per permettere alle caratteristiche tipiche dei vitigni di emergere.

I bianchi sono freschi, puliti e profumati.
I rossi, vellutati e con una progressione minerale considerevole:i tannini sono sempre sotto controllo ferreo, grazie ad affinamenti lunghi.


 ADERISCE AL CODICE PROMOZIONALE













zienda Agricola Randi
Indirizzo:
Via San Savino, 113
Fusignano - 48010 (RA)
Italia

E-mail: info@randivini.it
Telefono: +39054558231
Fax: +39054558231
http://www.randivini.it

Informazioni: Skipe: randimassimo

I BIANCHI SI POSSONO INVECCHIARE: WINE ENTHUSIAST TI SEI SBAGLIATO



Per dare continuazione al precedente post <I BIANCHI SI POSSONO INVECCHIARE>, vi rimando sotto al link in cui potrete vedere come non solo i bianchi, ma i nostri bianchi italiani siano dei vini predisposti anche all'invecchiamento.

Soave, Verdicchio e Collio posseggono delle grandi gemme vitivinicole!


ALDEIDE DEIDROGENASI


L'insufficente funzionalità di questo enzima è importantissima nel corretto metabolismo dell'alcool.

E dato che non sono un medico, vi rimando alla lettura attenta di questi due link:




Recentemente, poi, un medico ha avanzato la richiesta di porre in calce a qualsiasi etichetta di vino, al pari delle "bionde", la dicitura "nuoce gravemente alla salute".

Ritengo che l'abuso dell'alcool porti certamente a questo (più aggravi legati alla famiglia ed alla comunità) e meriti la debita attenzione, ma rimangono pur sempre i benefici forniti dagli antociani ed altre componenti del vino.

Quindi se proprio dovessimo apporre simili avvisi sulle bottiglie, perché non appendere su qualche pennone uno striscione recante la frase: l'aria nuoce gravemente alla salute (e di questo vi sono molte più prove)?

VINO TORBIDO O CON DEPOSITO?

Dopo ave fermentato, il vino tende a ripulirsi. È a questo punto che le fecce – residuo costituito da parti solide del grappolo, lieviti, tartrati – precipitano e si sedimentano sul fondo dei recipienti in cui è conservato il vino.



Una prima, grossolana, causa dell’aspetto torbido del vino potrebbero essere gli scarsi o scorretti travasi che il cantiniere ha effettuato per liberarlo dai sedimenti.



C’è da dire che nei vini di qualità, lavorati correttamente, questo rischio non si corre.



Ora, questo processo spontaneo detto di chiarificazione, può essere aiutato e rafforzato attraverso interventi di tecnica enologica. Nell'attesa, si può decantare il vino, sottoponendolo a processi di raffreddamento che favoriscono la precipitazione delle fecce.



La chiarifica, poi, è una pratica enologica antichissima e si estrinseca nell’aggiunta di una sostanza chiarificante nel vino, a cui segue la formazione di minutissimi flocculi che s'ingrandiscono e precipitano sul fondo del recipiente, trascinando tutti i corpuscoli che si trovano in sospensione.



La parte del liquido che sovrasta il deposito precipitato, risulta  limpida e viene separata dal torbido per semplice travaso.



Le sostanze chiarificanti possono essere di origine organica o proteica (albumina d’uovo, gelatina, sieroalbumina, caseina ecc.) e inorganica (bentonite, sol di silice ecc.). L’albumina d’uovo, ad esempio, è un ottimo chiarificante per i vini rossi; può essere utilizzata disseccata o fresca: in questo caso si uniscono a un ettolitro di vino due-tre albumi.



Per i vini bianchi si usa la caseina, ricavata dal latte, mentre la bentonite è una particolare argilla depurata e attivata che, assorbendo acqua, ha la proprietà di rigonfiarsi e di combinarsi con le sostanze di natura proteica presenti nel vino, modificandone la composizione.



Il grado di limpidezza ottenuto con le operazioni di chiarifica può essere ulteriormente perfezionato dalla filtrazione, operazione che consiste nel far passare il vino attraverso strati o membrane porose che hanno lo scopo di trattenere le particelle di torbido eventualmente ancora in sospensione.



Numerosi sono i tipi di filtro utilizzati nella pratica enologica: sgrossatori, brillantatori, sterilizzanti. Essi sono coadiuvati dall’uso di materiali che hanno la proprietà di trattenere le varie sostanze in sospensione: la cellulosa, spesso mescolata con fibre di cotone; la farina fossile, polvere fine e leggerissima costituita dalle spoglie silicee di microscopiche alghe; la perlite, ottenuta dalle rocce vulcaniche finemente macinate, e termicamente trattate.



È evidente che queste pratiche di cantina richiedono competenze enologiche e attrezzatura adeguata.



Tuttavia la limpidezza, acquistata con il naturale riposo o con la chiarifica, non è necessariamente definitiva: fino a quando non è stabilizzato, il vino è suscettibile di modificazioni e di conseguenza di “rotture” di equilibrio.



Sono le cosiddette casses (ossidasiche o chimiche), con le quali si vengono ad alterare il colore e la limpidezza.



Ma tutto ciò che “volteggia” nel vino è indice necessariamente di cattiva qualità?



Non obbligatoriamente.



Se le particelle perennemente in sospensione (torbidezza) costituiscono, come si è visto, un grave e spesso irrimediabile difetto, gli elementi che sedimentano sul fondo della bottiglia (deposito) sono generalmente tollerabili



Trovate sul fondo di una bottiglia di bianco dei piccoli cristalli? Sono innocue precipitazioni di tartrati e significano che il vino “ha sentito il freddo”.



Un rosso importante con qualche anno di invecchiamento presenta un sedimento polveroso? Sono le sostanze coloranti (tannini e antociani) che per fenomeni chimico-fisici avvenuti durante l’invecchiamento polimerizzano e diventano insolubili. Non pregiudicano affatto la qualità, anzi significano che quel vino, prima di essere imbottigliato, è stato spogliato il meno possibile dei suoi costituenti instabili e ha subìto pochi trattamenti.



In certi casi il deposito, anziché raccogliersi sul fondo, aderisce alle pareti della bottiglia (“camicia”) ed allora si tratta di sostanze coloranti idrolizzate ed è, in genere, indice di un vino molto vecchio, vinificato alla “vecchia maniera”.



La “camicia” è, invece, assolutamente intollerabile nei vini giovani, appena imbottigliati.



Al consumatore Oggi la tendenza di molti produttori è quella di mettere in commercio vini “finiti”, ovvero senza più sostanze che possano facilmente fermentare e, quindi, provocare deposito.



Una piccola aggiunta di anidride solforosa al momento dell’imbottigliamento neutralizza temporaneamente i fermenti sopravvissuti.



Se poi si ricorre alla filtrazione sterile o alla pastorizzazione, ogni residuo microbico è eliminato. In quest’ultimo caso, avremo vini assolutamente limpidi – e stabili nella limpidezza – a scapito, però, della vivezza del vino, che perde senz’altro in aromi e in bouquet.





Accettiamo dunque il deposito, segno di un vino ricco, vivo e attivo nel suo invecchiamento. L’importante, ai fini della degustazione, è che i depositi rimangano fermi sul fondo della bottiglia.





Quindi:


• se la bottiglia è stata conservata coricata, lasciarla in piedi per qualche tempo prima di consumarla;

• precauzione nello stapparla: niente scossoni;

• decantare, ovvero travasare delicatamente in caraffa;

• conservare il vino in una cantina dalla temperatura abbastanza costante (sui 12°C, con una tolleranza di oscillazione di un paio di gradi in più o in meno). Sotto i 10°C (pensiamo alle temperature invernali che scendono fino allo zero) i vini sentono il freddo: precipitano i tartrati o le sostanze coloranti e non avviene una adeguata maturazione. Sopra i 10°C il caldo provoca l’ingiallimento e la maderizzazione dei bianchi e “risveglia” la flora batterica che può riprendere la propria attività innescando inopportune fermentazioni (se nel vino ci sono residui di zucchero da svolgere o di acido malico da trasformare) o attaccando altre sostanze (come le pentosi, zuccheri non fermentiscibili).